Muladhara, il primo chakra: cos’è e come equilibrarlo

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Cos’è e dove si trova il chakra della radice

Muladhara chakra, conosciuto anche come il chakra della radice, è il primo tra i 7 chakra principali del corpo umano secondo la tradizione tantrica. Mula significa radice, mentre adhara significa base o supporto e questo ci dà già degli insight importanti sul ruolo di questo centro energetico fondamentale.

Questo chakra è situato alla base della colonna vertebrale, nella regione perineale, tra l’ano e i genitali. Questo è ciò che nella pratica yoga si definisce base, appunto: dalla base nasce e muore il respiro. Ed è proprio nella posizione seduta che sentiamo la nostra base, il radicamento alla terra, il supporto che ci dà, sostenendoci in ogni nostro passo. Ma il chakra della radice è anche il chakra dell’origine, dei bisogni più ancestrali, primari, legati alla sopravvivenza.

Accenni alla simbologia

La simbologia legata al primo chakra è molto ricca e, a tratti, complessa. Partendo dal colore rosso, che da un lato è legato a emozioni terrificanti, come la rabbia, e che dall’altro, è rappresentativo dell’elemento corrispondente, la terra. Anche lo yantra, un quadrato di colore giallo, inscritto all’interno di un loto a quattro petali, è legato a questo stesso elemento.

In muladhara troviamo ben quattro divinità, a sottolineare nuovamente l’importanza di questo chakra per l’esistenza umana: Dharā, che rappresenta la terra, Indra, il signore degli dei che cavalca l’elefante nero dalle 7 proboscidi (simbolo dell’inconscio collettivo), Brahmā fanciullo e Dakini, espressione della shakti, in una forma estremamente terrificante – a ricordarci di quanto sia difficile a pauroso navigare nelle acque più scure del nostro giardino interiore.

Ed è qui che incontriamo il primo blocco, o granthi – il brahma granthi – che deve essere necessariamente sbloccato affinché l’energia possa salire verso l’alto. Sbloccarlo significa abbandonare ogni forma di attaccamento verso ciò che possediamo, a livello materiale.

Perché è importante

Bilanciare e nutrire muladhara chakra è fondamentale per stabilire una base solida su cui costruire un cammino di crescita spirituale sostenibile. Lavorare il primo chakra significa affrontare e risolvere le questioni legate alla radice della nostra esistenza: sicurezza, stabilità emotiva e connessione con il mondo materiale. Solo così possiamo preparare il terreno per permettere all’energia di fluire liberamente verso i chakra superiori.

Il primo chakra corrisponde all’inconscio collettivo, a quella parte di noi più antica, alla quale non abbiamo accesso ma che, al tempo stesso, condiziona la nostra esistenza, ogni singolo giorno. A muladhara corrispondono i bisogni che riscontriamo per la prima volta quando siamo neonati e poi bambini: la necessità di soddisfare i nostri bisogni primari (sonno e nutrimento), il bisogno di sicurezza e stabilità, di punti di riferimento, il radicamento e il senso di appartenenza.

Per quel che riguarda poi il legame tra chakra e ormoni, nel caso di muladhara parliamo delle ghiandole surrenali, responsabili della produzione di ormoni essenziali come l’adrenalina e il cortisolo. Questi ormoni giocano un ruolo cruciale nella nostra risposta allo stress e nella regolazione del metabolismo, influenzando il nostro senso di sicurezza e sopravvivenza. 

Cosa accade quando non è in equilibrio

Per questa ragione quando vogliamo bilanciare il primo chakra lavoriamo sul radicamento, per far crescere radici profonde, grosse e sode che ci tengano ben saldi a terra. Al tempo stesso però lavoriamo anche sull’equilibrio perché essere radicati è sì fondamentale, ma il rischio di cadere nell’attaccamento è dietro l’angolo, insieme all’impossibilità di muoverci, di andare oltre perché sempre attaccati a qualcosa o a qualcuno.

Ecco quindi cosa accade quando muladhara chakra non è bilanciato: ci sentiamo persi, rimbalzando da un punto all’altro senza mai sentirci a casa, senza sentire di appartenere a un gruppo, senza mai riconoscerci in niente. L’insicurezza e l’instabilità regnano sovrane, non riuscendo a trovare dei punti fissi ai quali ancorarci. Questa mancanza di radicamento può portare a scelte impulsive e a una vita caotica e priva di stabilità. Non riconoscere le nostre origini, anche quando non ci piacciono, può essere la causa del nostro continuo rimbalzare da un’esperienza all’altra, nell’estenuante ricerca di un qualcosa che non ci verrà mai dato. Solo riconoscendo e accettando le nostre radici possiamo poi lasciarle andare e ritrovare il senso di appartenenza dentro di noi.

Ma accade anche il contrario, cioè un eccessivo attaccamento ai nostri beni materiali, a ciò che possediamo, nel tracciare una linea netta, o meglio un muro divisorio, tra ciò che è mio e ciò che è tuo. E da qui potremmo fare tante riflessioni su come funziona il nostro mondo oggi…L’attaccamento si può manifestare anche verso ciò che è stato, aggrappandoci ai torti subiti perché mio cugino/padre/figlio/amico mi ha fatto quella cosa 25 anni fa e io mica me la dimentico, mica lascio andare!, mostrando quindi un’incapacità di fondo nel lasciar andar il passato per muoversi verso il futuro.

Consigli per equilibrare il primo chakra

Ci sono diversi modi per lavorare ed equilibrare muladhara chakra, partendo dalla pratica yoga fino ad arrivare a piccole abitudini quotidiane.

Pratica yoga

L’organo di azione del primo chakra sono i piedi e, di conseguenza, le gambe. Per attivare e stimolare muladhara quindi è molto importante lavorare da un lato sul radicamento e dall’altro sull’equilibrio. Le gambe vengono rinforzate, rinvigorite, ma anche rese più leggere, più sensibili e capaci di sentire. Questo vale naturalmente anche per i piedi perché, nonostante siano una zona spesso sottovaluta e ignorata, in realtà sono una zona altamente sensibile – basti soltanto pensare ai punti della riflessologia plantare e alla connessione tra piedi e resto del corpo.

I piedi ci portano da A a Z, ogni singolo giorno. Ogni singolo passo che conduciamo è un continuo passaggio da un punto all’altro, in un continuo a costante equilibrio, come una danza che pratichiamo senza neanche accorgecene. Per cui, dedicargli attenzione e una coccola è fondamentale per ristabilire le energie di muladhara chakra. Come? Nella serie di Pawanmuktasana, per esempio si va a lavorare proprio sul piede, dalle dita fino ad arrivare alle caviglie.

Ci sono tantissime asana che lavorano sul radicamento e sul rinforzo delle gambe, ma quella che tra tutte permette meglio il sentire è Tadasana, la posizione della montagna, che ci permette di approfondire questi concetti, sperimentando la stabilità, il rimanere. In Tadasana possiamo andare a visualizzare i piedi come le nostre radici, che penetrano la terra per darci un punto fisso, dal quale partiamo per crescere verso l’alto.

Per lavorare sul senso di equilibrio è necessario mettersi in gioco e, per fortuna, lo yoga ci permette di farlo con tantissime posture, più o meno accessibili. La più classica e più conosciuta è sicuramente Vrksasana, la posizione dell’albero, che ha tantissime varianti e modalità di esecuzione. E proprio nella posizione dell’albero riusciamo a sentire benissimo il ruolo e l’importanza del piede, tutti i micromovimenti che compie per permetterci di rimanere stabili nella posizione.

Su Meditamente, la mia scuola di yoga online, trovi tantissime sequenze e asana guidate per lavorare su muladhara chakra, oltre che un intero percorso dedicato al lavoro sui chakra, sia teorico che pratico.

Meditazione

Ci sono diversi modi per meditare sui chakra e possiamo decidere di sperimentarli tutti per un certo periodo di tempo per vedere quello che maggiormente fa al caso nostro. Nel caso specifico di muladhara, quindi, possiamo optare per:

1. Meditazione sul bija mantra LAM: questa meditazione prevede la ripetizione del suono LAM, ad alta voce o mentalmente, sentendo la vibrazione del suono che risuona nella zona del chakra della radice.

2. Meditazione sul colore e sulla localizzazione del chakra: si visualizza internamente una sfera di colore rosso che ruota all’altezza del perineo, alla base della colonna vertebrale, immaginandola emanare calore ed energia, sentendo la connessione con la terra.

3. Meditazione sulla visualizzazione del mandala di muladhara: si guarda intensamente il mandala del primo chakra, un quadrato rosso inscritto in un loto a quattro petali con un triangolo rovesciato, per poi portarlo all’interno, rimanendo in ciò che si è visualizzato.

Altri consigli

Muladhara chakra è strettamente collegato al mula bandha, quindi una pratica costante di questo bandha, abbinato o meno al pranayama, è molto utile per stimolarlo. Il mula bandha aiuta a concentrare l’energia nella regione del muladhara chakra, favorendo il radicamento e la stabilità.

Anche il contatto con la natura, come il camminare a piedi nudi sull’erba, può essere un’abitudine interessante per riequilibrare il chakra. Questa pratica semplice ma efficace permette di assorbire l’energia terrestre direttamente attraverso i piedi, creando una connessione profonda e rinvigorente con la terra.

Abbiamo visto quindi che cosa sia il muladhara chakra e che cosa accade quando non è in equilibrio. Ci sono tantissime strategie per liberare il primo chakra: dalla pratica delle asana sino alla meditazione. Se desideri approfondire ulteriormente l’argomento e portare la pratica su un livello successivo ci sono diverse cose che puoi fare. Ti consiglio di dare un’occhiata a Meditamente, la mia scuola di yoga online dove puoi trovare anche un corso con approfondimenti dedicati ai chakra. In alternativa puoi optare per un percorso individuale attraverso lezioni private di yoga, che puoi attivare da questo link.

Namasté,

unayogi