Niyama: le 5 osservanze personali nella filosofia yoga

Introduzione

I 5 niyama sono inseriti all’interno degli 8 anga, cioè di un sistema composto da 8 rami, così come è stato definito da Patanjali negli Yoga Sutra. Gli anga sono l’insieme dei passi che il praticante segue per raggiungere la propria realizzazione spirituale, che si manifesta attraverso il superamento del dualismo per vivere l’unione con il divino, quindi l’unione tra il microcosmo individuale e il macrocosmo universale. Ne ho parlato in maniera approfondita in questo articolo che ti invito a leggere prima di passare a vedere i 5 yama.

Che cosa significa niyama?

I niyama sono un insieme di 5 principi che ci offrono una guida per sviluppare abitudini e atteggiamenti sani verso di noi, a livello sia fisico che mentale. Questi non si limitano alla pratica sul tappetino, ma si estendono a ogni aspetto della nostra vita quotidiana, aiutandoci a stabilire una relazione più armoniosa con il nostro giardino interiore.

I niyama ci incoraggiano a coltivare pratiche che nutrono sia il corpo che la mente, mostrandoci la strada verso una vita più sana e appagante. Seguendo questi insegnamenti, possiamo intraprendere un cammino di crescita personale e autocura che va ben oltre lo yoga: sono infatti principi universali che possono arricchire l’esistenza di chiunque aspiri a una vita più equilibrata.

Quando si dice che lo yoga si pratica soprattutto fuori dal tappetino, ci si riferisce proprio a questo: yama e niyama non sono semplici regole per la pratica fisica, ma vere e proprie linee guida per una vita etica e consapevole. Tuttavia, è proprio sul tappetino che iniziamo a sperimentare questi principi, rendendoci conto di atteggiamenti e abitudini che potrebbero non servirci al meglio.

Una panoramica dei 5 niyama

1. Tapas

Il tapas è un concetto fondamentale nella filosofia yoga, che rappresenta l’ardore e la passione necessari per il percorso di realizzazione spirituale dello yogi. Questo ardore è il fuoco interiore che ci spinge ad avanzare, trasformando l’inerzia in attività e diventando il motore che ci muove verso i nostri obiettivi.

Tuttavia, tapas non si riferisce solo all’azione, ma anche all’attitudine con cui affrontiamo le nostre scelte. Significa impegnarsi completamente, dedicando ogni parte di noi stessi senza riserve o distrazioni. Questo fuoco interiore non solo illumina il nostro cammino, ma ci trasforma profondamente come esseri umani, portandoci a vivere con maggiore consapevolezza e intensità.

2. Saucha

Saucha corrisponde alla purezza, un concetto che va oltre la semplice purificazione fisica, cioè tutta quella serie di azioni e atteggiamenti che lo yogi adotta per preparare il corpo e la mente alla pratica. La purezza si manifesta nel modo in cui percepiamo ciò che ci circonda, nella leggerezza con cui viviamo ogni esperienza e nella capacità di lasciar andare il superfluo.

Significa abbandonare pesi inutili, aprirsi al mondo e alle nuove esperienze, superare gli schemi mentali che ci imprigionano, e liberarsi dai pregiudizi e preconcetti. Saucha ci invita a guardare il mondo, gli altri e noi stessi con occhi nuovi, simili a quelli di un bambino, pieni di meraviglia e stupore di fronte alla bellezza della vita.

3. Santosha

Santosha è la capacità di contentarsi, un concetto che va ben oltre il semplice accontentarsi. Mentre l’accontentarsi implica spesso un abbandono passivo alle circostanze della vita, accettando situazioni che non ci soddisfano pienamente e che addirittura potrebbero darci fastidio, la capacità di contentarsi porta con sé un atteggiamento attivo e consapevole.

Essa ci spinge a impegnarci per migliorare la nostra situazione, ma al contempo ci permette di sentirci pienamente completi, soddisfatti e felici con ciò che già abbiamo. Significa anche essere in grado di vedere il lato positivo in ogni situazione, anche nelle circostanze più difficili che abbiamo vissuto.

4. Svadhyaya

Svadhyaya è lo studio di sé stessi, un’immersione profonda nell’esplorazione delle nostre origini culturali, familiari e del contesto in cui siamo cresciuti. Rappresenta una forma di consapevolezza e una responsabilità nel comprendere la nostra cultura, il contesto sociale e il luogo da cui proveniamo. Questo studio non implica necessariamente l’adesione acritica a una cultura o la negazione di altre, ma piuttosto la capacità di abbracciare la diversità e di accettarla per quello che è.

5. Ishwarapranidhana

Ishwarapranidhana, l’abbandono al divino, può risultare un concetto complesso da spiegare in un contesto fortemente secolarizzato come quello in cui viviamo oggi. Essenzialmente implica una condizione di fede incondizionata che, nonostante le avversità della vita, ci rende sicuri di essere sul cammino giusto e ci spinge ad avanzare con fiducia, abbandonandoci al fluire degli eventi e lasciando andare ciò che non possiamo controllare. Anche se il concetto di divino può essere lontano dalla nostra comprensione o convinzione personale, ishwarapranidhana richiama una realtà con cui tutti ci troviamo ad avere a che fare, prima o poi. Proprio nei momenti di difficoltà estrema, quando non riusciamo più a controllare nulla, dobbiamo imparare a lasciar andare e ad affidarci al mistero della vita, con fiducia verso una forza più grande di noi, che va oltre la nostra piena comprensione delle cose.

Vivere i niyama nel quotidiano

Vivere i niyama nel quotidiano significa integrare questi principi yogici in ogni aspetto della nostra esistenza, trasformando ogni momento in un’opportunità di crescita. Queste cominciano proprio dal tappetino: tapas, per esempio, si manifesta nell’ardore con cui affrontiamo una posizione impegnativa e nella costanza che dedichiamo alla nostra pratica, anche quando tutto ci porterebbe a restare sul divano, mentre fuori può tradursi nella passione che mettiamo nel nostro lavoro o nella relazione che abbiamo con gli altri.

Saucha si esprime nella pulizia del nostro spazio di pratica e nel consumo di cibi sani, ma anche nella purezza dei nostri pensieri durante una discussione delicata, per fare un esempio. Santosha emerge quando accettiamo serenamente i nostri limiti in una posizione yoga e lasciamo andare, felici di averci comunque provato, così come quando troviamo contentezza in una serata tranquilla a casa o nel bere un caffè al mattino accarezzando il nostro animale domestico.

Svadhyaya si rivela nell’osservare le nostre reazioni a una posizione scomoda, ma anche nell’analizzare i nostri modelli di comportamento in una relazione o verso noi stessi. Infine, ishwarapranidana si vive nell’affidarsi al processo dello yoga, ai cambiamenti che innesca nell’esistenza, come pure nel confidare in una forza superiore durante le sfide della vita.

Conclusioni

Spero che quest’approfondimento sui 5 niyama ti sia stato utile per comprendere quanto questi principi in realtà siano facilmente applicabili alla vita di tutti i giorni e che riguardano, di fatto, non soltanto chi pratica yoga e ne fa uno stile di vita, quanto piuttosto ciascuno di noi. Perché vivere in armonia con noi stessi e lavorare sui nostri limiti e convinzioni è fondamentale nel cammino di crescita personale che prima o poi ci troviamo a vivere, a prescindere dal praticare o meno yoga.

Se questo argomento ti è interessato, ti invito a seguire i miei percorsi di yoga online su Meditamente, dove potrai trovare intere sezioni dedicate alla filosofia yoga e all’applicazione di questi principi nel quotidiano.

Namasté,

unayogi