unayogi

Il primo amore non si scorda mai

Ho scoperto lo yoga la prima volta all’età di 16 anni. Mi ricordo ancora quella prima lezione come se fosse ieri: sequenza fissa abbastanza dinamica, musica di sottofondo e luci stroboscopiche durante il rilassamento. Era decisamente strano, eppure c’era qualcosa che, nonostante la superficialità, mi incantava della pratica dei saluti al sole, dei guerrieri…e cioè di come fosse quasi una danza, delicata ed energizzante al tempo stesso.

Da allora lo yoga diventa “il mio sport” e per diversi anni, complici l’età e il background, è rimasto tale. Certo i benefici a livello fisico sono tangibili: più energie, un fisico scolpito, una miglior capacità polmonare. Se in più poi penso a com’erano messe la mia schiena e le mie spalle (nota: dagli 8 ai 13 anni ho portato il busto ortopedico), il cambiamento non passa per niente inosservato.

Ma poi, a 18 anni, inizio a soffrire di ansia e stress severi, che vanno e vengono a ondate.

Dall’ansia alla scoperta dello yoga oltre i limiti del tappetino

A 21 anni la mia vita cambia completamente: mi trasferisco in Germania per qualche anno, lasciando i problemi da un’altra parte. E mi rendo conto però molto presto che loro non ti abbandonano mai, perché ciò che deve cambiare non sono le circostanze, ma sei tu. A 25 anni, tornata in Italia, cado in un vortice di ansia, attacchi di ansia e depressione: non mi riconosco più, la voglia di fare ridotta al minimo.

A 26 anni scopro un piccolo centro vicino a casa mia che propone uno stile di hatha yoga molto tradizionale, ma che inizia ad appassionarmi: una pratica spesso “poco amichevole” a un occhio superficiale, ma che mi fa perdere la testa, questa volta in senso positivo. Dai giramenti di testa a testa in giù, dalla paura di non essere accettata alla forza di buttarmi in asana sempre più complesse. Dalla paura di far sentire la mia voce al canto dei mantra come attività liberatoria.

E divento man mano sempre più brava a gestire l’ansia, trovando la forza necessaria per poi buttarmi in quell’oceano di esperienze, traumi e memorie radicate nel subconscio e dare loro un senso, creando quindi nuovo spazio. Lo yoga ha dato il via a tante nuove buone abitudini: prendermi cura di me con l’alimentazione, creare una routine cucita sui miei bisogni, andare in psicoterapia, coltivare le mie passioni e inclinazioni ed essere autentica. Mi ha fatto comprendere che cosa è importante per me: leggere, viaggiare, studiare, cantare, coltivare relazioni vere e stare in silenzio, in ascolto.

giulia cuccu
lezioni private yoga
lezioni yoga milano
giulia cuccu
yoga milano

Dallo studio all’insegnamento

E da lì non mi fermo più: inizio a frequentare seminari, a leggere libri sulla filosofia alla base dello yoga, sulla crescita personale, sulla crescita spirituale. Pratico con costanza, incuriosita da quello che mi succede. Non pratico, incuriosita dal vedere quello che non succede (o che risuccede). Mi inizio ad avvicinare ad altri aspetti della pratica, più legati alla meditazione, al pranayama (controllo dell’energia vitale attraverso il respiro) e allo stile di vita che la accompagna.

Come è accaduto a tante persone, il covid-19 cambia i paradigmi della mia esistenza e mi porta a interrogarmi sul mio scopo, sul percorso che ho svolto e su dove sono arrivata. Quasi come fosse uno sviluppo naturale di ciò che è iniziato quando avevo 16 anni, decido di iscrivermi a una scuola di formazione insegnanti. Nel 2021 ottengo il primo diploma di abilitazione all’insegnamento dell’hatha vinyasa yoga. Alla fine dello stesso anno decido di approfondire ulteriormente la mia preparazione, iscrivendomi alla scuola di formazione insegnanti yoga Vistara a Milano, dove attualmente vivo.

2021

200 ore YTT
Hatha Vinyasa

2026

Formazione Vistara Milano

Perché ho deciso di essere unayogi

Da quando ho iniziato a praticare yoga a oggi sono cambiate tantissime cose. Ho provato diversi stili, conosciuto svariati insegnanti in diversi paesi e alcuni maestri, ai quali sono e sarò eternamente grata. Insegnare yoga è un lavoro estremamente complicato e lo diventa ancora di più se non si sperimenta sulla propria pelle ciò che si intende trasmettere.

È in questo senso che ho compreso qualche tempo fa quanto le mie vulnerabilità siano determinanti per permettermi di muovermi con sicurezza nell’insegnamento. E sarò una studentessa per tutta la vita, unayogi qualunque per l’appunto. E allo stesso modo sono un’insegnante qualunque, perché se c’è una cosa che ho capito (sempre sulla mia pelle) è che bisogna fare lo sforzo di andare oltre alla “vetrina”, all’abito, al tipo di seguito che ha un insegnante: per questo motivo mi piace dire che io potrei avere una faccia qualunque, essere tutti ed essere nessuno.

Non intendo propormi come l’insegnante perfetta, alimentando il mio ego e mantenendo la cosiddetta “distanza accademica”. Desidero mostrarmi per quello che sono, con il mio percorso e le imperfezioni che ancora oggi mi contraddistinguono: la spalla destra che sta sempre un po’ più su della sinistra, le anche che un giorno sono in un modo, quello dopo in un altro, e l’ansia che sì, ogni tanto torna a bussare alla mia porta.

come insegnante

L’insegnante abilita, offre gli strumenti, ma il percorso di ciascuno è differente. A significare che lo studente è rispettato nella sua essenza e nelle sue vulnerabilità. L’ego lo lasciamo da parte.

come studente

Alla condivisione del nome, una mia studentessa mi ha detto: “Sai, mi piace perché racchiude un messaggio di inclusività, e cioè che tutti possiamo diventare, e quindi sentirci, yogi”. E ha ragione!

un…come

Mi si è illuminato il viso quando ho realizzato tutti i concetti che racchiude un nome all’apparenza così semplice: universalità, unicità, unione, unità…per citarne solo alcuni.

Scopri di più su come possiamo praticare insieme